Luna (istruzioni per perdersi, senza via d’uscita)

scritto da Autore anonimo
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Testo: Luna (istruzioni per perdersi, senza via d’uscita)
di Autore anonimo

Luna, a quattordici anni, era già un errore di sistema.

Non faceva niente per esserlo.
Era così e basta.

Girava con la sorellina Chiara, perfettamente normale, mentre lei — Luna — sembrava già sapere qualcosa che gli altri avrebbero capito troppo tardi.
Occhi blu-verdi, fermi, diretti. Non seducevano: prendevano.

Marco, invece, era l’opposto esatto: uno che avrebbe potuto avere molto… se solo avesse avuto il coraggio di provarci.
Ma il coraggio, si sa, arriva sempre quando non serve più.

Gli anni fanno il loro lavoro.

Luna cresce e diventa una donna completa: bella, sì, ma soprattutto consapevole. Di sé, del proprio corpo, dell’effetto che ha sugli altri.
Non lo ostenta. Lo usa.

Marco costruisce una vita funzionale, ordinaria, piena di compromessi accettati per stanchezza più che per scelta.

Poi si ritrovano.

E lì, senza dichiararlo, entrambi capiscono.

Non è nostalgia.
Non è amicizia.
È qualcosa che è rimasto in sospeso troppo a lungo.

Il primo incontro è già carico.
Troppo vicino, troppo diretto. Sguardi che durano qualche secondo in più del necessario.
Silenzio che dice più di qualsiasi frase intelligente.

Quando si baciano, non c’è sorpresa.
C’è solo ritardo.

Un ritardo di venticinque anni che si riversa tutto in quel contatto: mani che cercano senza chiedere permesso, corpi che si avvicinano con una naturalezza disarmante, come se si fossero sempre conosciuti così.

Luna non è timida. Non lo è mai stata.
Guida, decide, si prende spazio.

Marco la segue. Non perché sia debole — o forse sì — ma perché non ha mai desiderato qualcosa in modo così diretto.

Gli incontri diventano necessari.

Non romantici. Necessari.

Il modo in cui lei lo guarda quando si vedono, quel mezzo sorriso che anticipa tutto.
Le mani di lei che si muovono sicure, senza esitazione.
Il modo in cui si avvicina, senza fretta ma senza possibilità di fraintendimento.

Non è dolcezza.
È presenza fisica, concreta.

Marco scopre cosa significa essere scelto.
Non a metà. Non per convenienza. Ma in quel momento, completamente.

E ne diventa dipendente.

Messaggi continui.
Telefonate sussurrate.
Incontri dove il tempo smette di essere misurabile e diventa solo attesa del prossimo.

Due vite ufficiali perfette e una realtà parallela fatta di contatto, urgenza, bisogno.

Perché questo è il punto che entrambi capiscono, ma non dicono mai:

non è amore pulito.

È desiderio che arriva tardi e quindi arriva male.
Più intenso. Più egoista. Più difficile da controllare.

Luna pretende.
Non solo presenza, ma trasformazione.

Marco cambia.
Per lei, cambia davvero.

E per un po’, questo basta.

Poi smette di bastare.

Perché anche il desiderio più forte, se diventa abitudine, perde mordente.
E Luna non è fatta per restare dove non sente più quella tensione.

Marco sì.

Errore fatale.

Lei rallenta.
Lui insiste.

Lei si allontana.
Lui si aggrappa.

Finché arriva la verità.

Un altro.

Non migliore. Non peggiore.
Solo nuovo.

E Luna, nel suo modo perfettamente coerente, lo sceglie.

Marco resta dall’altra parte.
Con tutto quello che hanno fatto, detto, vissuto… ancora addosso.

Perché il vero problema non è perderla.

È che non riesce a liberarsene.

Non dal corpo — quello, col tempo, si dimentica.
Ma dalla testa.
Da quell’idea costante di lei, da come lo faceva sentire, da quel modo preciso in cui lo guardava e lo voleva.

E qui arriva la parte che nessuno racconta mai bene:

Marco può anche andare avanti.
Può vivere, lavorare, sorridere, perfino amare qualcun’altra.

Ma Luna resta.

Non come ricordo romantico.
Peggio.

Come riferimento.

Come metro di paragone silenzioso per tutto il resto.
Come errore che sa di voler rifare.

Perché certe persone non le perdi davvero.
Le sposti.

Dal presente… a un posto fisso nella testa.

E da lì non se ne vanno più.

Luna (istruzioni per perdersi, senza via d’uscita) testo di Autore anonimo
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